P.Pfeiffer: I sindonologi sono amareggiati per questa vicenda
Città del Vaticano, 19 sett. (Ap.Biscom) – Sale l’attesa (e le
polemiche) tra i sindonologi di tutto il mondo per conoscere nel dettaglio
i risultati dell’ultimo restauro sulla Sindone. Alla vigilia della relazione
del cardinale di Torino, Severino Poletto, non si placa affatto la querelle
sul delicato intervento “conservativo” intrapreso senza troppa pubblicità
ad agosto per togliere le ‘toppe’ e i rammendi fatti nel 1534 dalle suore
di Chambéry a seguito del devastante incendio che rovinò
il sacro telo.
“Aspettiamo di conoscere i risultati, anche se temo che questo intervento
finirà per spaccare i sindonologi” afferma Alberto Di Giglio, responsabile
del Centro Sindonologico italiano. Un altro esperto della materia, Padre
Heinrich Pfeiffer, docente di storia dell’arte medievale alla Gregoriana,
non nasconde le proprie perplessità e attacca: “Mi chiedo se era
effettivamente necessario – dice interpellato da Ap.Biscom – Un intervento
di questo genere potrebbe essere giustificato per due ragioni: o le suore
di Chambéry a suo tempo hanno fatto un lavoro non preciso, o è
emerso che i rattoppi, così come il supporto del telo d’Olanda su
cui è cucita la Sindone, non svolgono più la funzione di
tenere assieme la reliquia. Io vorrei avere ragguagli proprio su questo
punto. Noi esperti siamo addolorati e amareggiati per come si è
svolta l’operazione perché di questo importantissimo passo non siamo
minimamente stati informati. Se vuol dire che non ci considerano più
persone di fiducia, ritengo sia molto grave” ha concluso padre Pfeiffer.
La reliquia più preziosa per la cristianità, sulla quale
si ritiene vi sia impressa l’immagine di Gesù, è stata sottoposta
ad una ‘ripulitura’: non solo è stata sostituita la tela d’Olanda
sulla quale era cucito il lenzuolo, ma sono stati tolti i rammendi della
suore di Chambéry attorno ai quali, nel corso dei secoli, si erano
accumulati minuscoli detriti, polvere, sporcizia e residui carboniosi.
La Commissione incaricata della conservazione della Sindone nel 1998 aveva
deciso di srotolarla per evitare ulteriori danneggiamenti. Distendendolo,
però, gli esperti avevano accertato che in alcuni punti il cattivo
stato del telo poteva compromettere le stesse operazioni conservative fino
a quel momento intraprese. Così si era deciso di procedere alla
pulizia delle toppe.
La perplessità degli studiosi e la difesa del comitato
Città del Vaticano, 19 sett. (Ap.Biscom) – “In questo modo però
viene a mancare la traccia storica che possedeva il telo. Visto che mancano
fonti documentarie antecedenti al 1200, la storia della Sindone fino ad
oggi è stata letta anche attraverso i segni impressi sul lenzuolo.
I documenti scritti sulla reliquia risalgono infatti al 1356. Tutto quello
che sappiamo prima di questo periodo – spiega Di Giglio – lo sappiamo per
ciò che vi era scritto sopra, per le pieghe dovute ai vari modi
in cui è stato sistemato durante le varie epoche. Di fatto il restauro
ha espropriato questa visione scientifica. Aspettiamo, tuttavia, di sapere
cosa dirà il cardinale Severino Poletto sabato”.
Sul fuoco delle polemiche getta acqua il professore Bruno Barberis,
fisico matematico e membro del Comitato per la Conservazione della Sindone.
“Mi stupisco di una tempesta in un bicchier d’acqua. Gli esperti abbiano
la pazienza di attendere fino a sabato, quando verranno date le motivazioni
dell’intervento sulla Sindone. In questo periodo sono state dette e scritte
molte cose inesatte”.